Produzione della Calce Normativa
 
Calce in Architettura
Quale calce Calce VS Cemento Nanocalce
Pavimenti a calce

Grassello di calce, cocciopesto e graniglie lapidee sono utilizzati sin dall'Antichità per realizzare splendidi pavimenti in battuto, tuttora conservati in vari siti archeologici del bacino Mediterraneo.
Con opus signinum i Romani designavano il pavimento costituito da calce, sabbia e pietrame duro di piccola pezzatura; quando venivano seminati frammenti di marmo immergendoli nella base di calce il pavimento era chiamato opus segmentatum mentre con opus sectile si intendeva la giustapposizione di marmi colorati, simile a un intarsio.
Con il nome di battuto, terrazzo, veneziana, pavimento alla genovese, seminato di graniglia, mosaico irregolare ecc., si definiscono le diverse variabili di pavimenti a calce che fanno parte della storia dell’architettura, dell’epoca ellenistica ai nostri giorni.
Le prime illustrazioni della fabbricazione di quesi tipi di pavimenti si trovano nel trattato del 1590 'Della Architettura' di Giovanni Antonio Rusconi, dove le silografie del testo risalgono in realtà a metà del Cinquecento.

Il Terrazzo Veneziano
Il pavimento a terrazzo costituisce elemento caratteristico degli edifici veneziani costruiti tra l’ XI ed il XVIII secolo.
Alla fine del Cinquecento, quando viene redatto lo 'Statuto all'Arte dei Terrazzieri', le tecniche di esecuzione hanno raggiuto il massimo sviluppo e il terrazzo veneziano entra definitivamente a far parte integrante della cultura architettonica lagunare.
Peculiarità del terrazzo veneziano, oltre alla sua bellezza, sono l’elevata flessibilità ed il basso ritiro igrometrico del materiale usato come legante, la calce.
Negli edifici veneziani di quell'epoca, infatti, i cedimenti irregolari delle fondazioni, e conseguentemente dei muri portanti, provocavano la flessione delle travi e dei solai in legno sottostanti alla pavimentazione. Soltanto l’impiego di pavimenti flessibili permetteva, dunque, di evitare la loro fessurazione sotto lo sforzo di flessione. Inoltre, la notevole estensione delle pavimentazioni, costruite senza giunti, richiedeva l’impiego di materiale a basso ritiro per limitare la fessurazione legata all’evaporazione dell’acqua d'impasto. Per questo motivo la miscela utilizzata per il terrazzo veniva messa in opera con una consistenza molto asciutta e poi compattata, con uno strumento chiamato battipalo, sino alla totale espulsione dell’acqua in eccesso.
Dai manuali storici seicenteschi apprendiamo che gli strati costituenti il terrazzo devono essere tre e prevedere l'uso di calce, cocciopesto, pozzolana, sabbia in proporzioni e qualità differenti, con alcune varianti.


E’ interessante osservare come in una variante la calce idrata e pozzolana la è sostituita con calce 'idraulica' (nota allora come calcina negra). Ciò appare sorprendente se si pensa che ufficialmente la fabbricazione della calce idraulica è fatta risale alla fine del XVIII secolo, quando, cioè, si capì che per ottenere un legante idraulico era necessario cuocere un calcare argilloso o una marna (calce idraulica>>).
Un altro elemento caratteristico del terrazzo veneziano era l’impiego, come aggregato, di materiale riciclato, proveniente dalla macinazione di tegole, vetro, ferro, o ottenuto dalla demolizione di precedenti terrazzi.
Nello strato superiore, invece, gli aggregati venivano scelti e selezionati accuratamente in modo da creare una base di elementi lapidei incastrati a mano tra i quali venivano gettati poi quelli più fini, mescolati alla calce e ai pigmenti. Era in uso, inoltre, realizzare effetti decorativi con le pietre, con risultati simili a quelli dei mosaici.

A partire dal Novecento per questioni economiche e accorciare i tempi di posa e levigatura, si iniziò ad usare cementi di tipo Portland e aggregati di granulometria più fine.
L'uso del cemento in sostituzione alla calce non solo ha svilito il terrazzo alla veneziana come prodotto artigianale, ma sotto il profilo tecnico determina un generale irrigidimento del pavimento, con conseguenti danni in presenza di minime sollecitazioni statiche.

Per approfondire l’argomento si consiglia la lettura di "Pavimenti alla veneziana" di A. Crovato, Ed. L’ Altra Riva, Venezia, 1989 e degli altri testi riportati nella nostra bibliografia>>
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I terrazzieri di Pozzecco
a cura di Maristella Cescutti
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Pavimenti in Età Romana di Antonio Salvatori
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